Il giorno in cui mi innamorai di Catania
Quel MALEDETTO CATANESE di AGATINO (Ovviamente detto TINO) Vive a Catania ma dorme a Paternò.

È una differenza che chi non è di queste parti forse non capisce, ma qui succede spesso: il posto dove lavori, ami, soffri e passi le giornate non coincide necessariamente con quello dove hai il letto. Io a Catania ci vivo davvero. Ogni giorno.
Nella vita faccio il rappresentante nel settore dell’edilizia e della ferramenta. Macino chilometri, conosco persone, ascolto storie. Ma se devo essere sincero, la mia vera fede è una sola: il Calcio Catania. E la parrocchia che frequento da sempre si chiama Massimino.
Forse tutto è iniziato prima ancora che me ne rendessi conto.
Mio padre era catanese puro sangue, nato e cresciuto ai Cifali. Mia madre invece era di Paternò. Io sono nato lì, ma le domeniche avevano tutte la stessa destinazione: casa di mia nonna paterna, a Catania. Poi un giorno, avevo cinque anni, mio padre mi prese per mano e mi portò allo stadio. Ricordo ancora perfettamente quel momento. La salita delle scale. Il brusio che diventava sempre più forte. E poi all’improvviso quel verde.
Il prato, le tribune, i colori, la gente. Fu amore a prima vista.
Ci sono persone che si innamorano di una città attraverso un monumento, un panorama o una persona. Io mi sono innamorato di Catania affacciandomi sul campo del Massimino. Da allora non me ne sono più liberato.
Catania è una città complicata. A volte stancante. A volte difficile da difendere. Ma se impari a viverla, ti accorgi che contiene tutto. Il mare quando ne hai bisogno.Il sole quasi sempre. Il cibo a qualsiasi ora. La movida. I paesaggi. Le persone.
Una città che riesce a essere caotica e accogliente nello stesso momento. Certo, servirebbe più pulizia. Più civiltà. Più rispetto. Ma noi catanesi siamo unici anche nelle nostre contraddizioni. Purtroppo. E forse, qualche volta, per fortuna.
Se dovessi scegliere un’opera che racconta davvero questa città, sceglierei senza esitazioni Catania Figghiozza d’o Patri Eternu. Perché dentro quella canzone c’è tutto: l’orgoglio, l’ironia, la devozione, la malinconia e quella capacità tutta nostra di lamentarci continuamente di Catania senza permettere a nessun altro di farlo.
Il Simbolo Indipendente di Catania, lo conosce bene. la ha sugli adesivi, sugli oggetti, nei piccoli dettagli della quotidianità. “Mi piace perché è semplice ma riconoscibile. Moderno ma profondamente legato alla città” dice, E forse è proprio questo che dovrebbe fare un simbolo: ricordarci chi siamo senza bisogno di spiegarlo troppo. Perché a volte bastano pochi colori. E una città intera ci si riconosce dentro.
Quel MALEDETTO CATANESE di TINO chiude dicendo “Mio padre mi prese per mano per portarmi allo stadio. Probabilmente non immaginava che in quel momento mi stava consegnando molto più di una squadra. Mi stava consegnando Catania.
MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.
MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.
Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.
Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.
Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Mi chiamo Agatino ,ovviamente per tutti “Tino”. Vivo a Catania ,dormo a Paternò e nella vita mi occupo di commercio ,sono un rappresentante nell ‘ambito dell ‘edilizia e della ferramenta in primis. La mia fede è il Calcio Catania ,la parrocchia che frequento è il Massimino.
Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Mio padre Catanese DOC ,proprio di Cifali ,sposa mia mamma di Paternò ,dove nasco io.
Le domeniche erano tutte da mia nonna paterna ,a Catania ,a 5 anni mio padre mi prende per mano e mi porta allo stadio e per la prima volta (che ancora ricordo perfettamente) mi affaccio su quel prato verde ,tribune piene e colorate ,fu amore a prima vista!
Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Catania è complessa ma se sai viverla ,sai dosare tante cose ci stai bene.Non manca nulla ,il mare come lo vuoi tu ,il cibo 24 su 24 ,la movida ,il sole ,i paesaggi ,insomma non ti annoi mai. Forse quello che manca è un po di pulizia ,di civiltà ma siamo unici “purtroppo” anche in quello.
Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Catania figghiozza do patri eternu di Antonio Zeta ,cantata da Castiglia.
Credo sia la canzone che racconta meglio la nostra città.
Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città? –
Si ,lo conosco molto bene ,ho acquistato diverse cose con il simbolo indipendente ,ho molti adesivi e lo trovo bello ,innovativo e significativo.


