Nonostante tutto, resto catanese

Quel MALEDETTO CATANESE di GIOVANNI nasce e vive a Catania. E già questa, per molti, potrebbe sembrare una frase normale. Ma a Catania spesso restare è una scelta. Una scelta difficile, testarda, perfino irrazionale.

“Qui è impossibile avere un lavoro in regola”, racconta. Eppure è ancora qui. Come tanti. Facendo mille cose diverse per costruire una vita che altrove forse sarebbe stata più semplice. Creando contenuti sui social, arrangiandosi, reinventandosi. Non per mancanza di alternative, ma perché sa già cosa succederebbe se andasse via: sentirebbe la mancanza di questa terra.

Nonostante tutto.

Perché quando cresci a Catania, la città non resta sullo sfondo. Ti entra addosso.

È una formula che ritorna spesso quando si parla di Catania. Una città che riesce a essere croce e rifugio, ferita e conforto, rabbia e nostalgia nello stesso istante.

I suoi ricordi sono quelli di una generazione che ha visto la città cambiare. Piazza Europa, i camion che vendevano cassette e autoradio, il lungomare, le domeniche allo stadio, Acitrezza, Acicastello, il centro storico attraversato a piedi senza fretta. E poi il sole, la Playa, il mare. Ricordi che oggi sembrano appartenere a una fotografia leggermente scolorita, ma ancora viva. Quando partì per il militare a Nettuno, lontano dalla Sicilia, capì qualcosa che forse aveva sempre saputo: Catania non era solo il luogo dove era nato. Era diventata una parte di lui.

Ogni volta che parlava con qualcuno, ogni volta che raccontava da dove veniva, sentiva orgoglio. Non per una squadra, per un monumento o per una tradizione specifica. Per l’insieme di tutto. Per quella sensazione difficile da spiegare che provano molti catanesi quando si trovano lontano.

Da adulto continua a cercare la città che ricorda.

La Piazza Europa di un tempo. Le partite improvvisate davanti a una saracinesca, con le urla che rimbombavano tra i palazzi ogni volta che qualcuno segnava. Le passeggiate infinite lungo Via Etnea. I chilometri in bicicletta dentro la Villa Bellini. L’odore della terra bagnata dopo la pioggia. Le castagne raccolte sull’Etna. I primi motorini, le prime uscite, le prime libertà.

Non è nostalgia. O almeno non solo.

È il desiderio di conservare qualcosa che il tempo continua a trasformare.

Quando gli viene chiesto di scegliere un’opera che racconti Catania, sorprende tutti. Non sceglie una canzone di Battiato. Non Verga. Non Bellini. Sceglie L’Urlo di The Scream. Perché ogni volta che sente nominare Catania prova qualcosa di simile a una scarica elettrica. “Pelle d’oca”, dice. Come se quella parola contenesse da sola un’intera vita.

Sul Simbolo Indipendente di Catania, sta iniziando a conoscere il significato. Non sa ancora cosa diventerà. Ma una cosa la riconosce subito: il valore della partecipazione. Perché ogni simbolo, ogni progetto, ogni racconto che riesce a mettere in contatto persone diverse contribuisce a costruire qualcosa di più grande della somma delle sue parti. Una comunità. E forse è proprio questo il motivo per cui Giovanni è ancora qui. Perché certe città non si abitano soltanto. Si condividono.

Quell MALEDETTO CATANESE di GIOVANNI fa capire che ci sono persone che amano Catania per i suoi tramonti, per il mare o per l’Etna. E poi ci sono quelli che la amano nonostante tutto. Forse sono loro i più maledetti di tutti.


MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.

MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.

Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.

Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.

Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Sono Giovanni Verona, nato e vivo in questa Città e svolgo tante piccole cose che messe insieme, mi aiutano a campare, perchè quì è impossibile avere un lavoro in regola, quando lo trovi e pur di non abbandonare questa terra ‘maledetta’, sono costretto ad arrangiarmi, perchè già saprei che se dovessi andarmene, ne patirei la distanza, NONOSTANTE TUTTO. Sono pressochè spesso su tiktok(@sioninni) e mi piace passare il tempo creando contenuti che possano piacere, mostrando pensieri che fanno la quotidianità pressochè di chiunque, oggi. Ho visto questa idea di sentire ognuno volesse partecipare, e mi sn permesso di scrivere 2 righe che contenessero uno sbuffo della mia quotidianità. Ci vorrebbe un’enciclopedia per dirti di più, emozioni, interessi, demoni, gioie e dolori, ma per adesso credo sia meglio fermarmi quì, altrimenti facciamo notte.. Grazie della tua idea e di renderci partecipi, te l’ ho promesso che avrei scritto qualcosa e per me la parola, sta alla base di ogni rapporto. Nel mio piccolo, ci tenevo a chiudere il cerchio. Grazie per quello che fate e se posso, continua così, quando vedo qualcosa del Catania e di Catania, mi emoziono sempre come fosse la prima volta.. Ti abbraccio con affetto… continua così!

Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Nato a Catania, i miei ricordi sono legati a tanti posti della mia città che oggi sono cambiati col tempo.. Piazza Europa, i camion delle cassette dell’ autoradio, lo stadio e le partite del catania, il lungomare, acicastello, acitrezza, il centro di Catania e le infinite passeggiate per le strade, purtroppo piu’ sicure di oggi, il caldo, la playa, il mare il sole… come potrei mai vivere lontano da quì !?Catania, la sento dentro.. Catania, è sempre stata con me, quando feci il militare a Nettuno, lontano da quì, sperando ogni volta di tornare sempre al piu’ presto.. Catania è l’ orgoglio di farne parte, ogni qual volta si facesse una gita, con chiunque parlassi..Non potrei mai slegarmi dalla mia città, che amo.

Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Quei posti che col tempo e le amministrazioni, sono cambiati, la mia eterna e bellissima piazza Europa di un tempo, le partitelle per strada, davanti una saracinesca coi botti ogni volta che si segnasse un gol…. Le eterne passeggiate in via Etnea e al lungomare..I km con la bicicletta dentro la villa Bellini, iniziando ad assaporare quegli odori degli alberi e della terra bagnata dalla pioggia, le castagne colte sull’ Etna, i giri col motorino e le prime uscite con i compagni…

Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
L’ urlo di Munch, per straordinaria sorpresa ne senta, ogni volta che venga nominata.. Per me, Catania è qualcosa che chiunque la nomini, mi fà venire la pelle d’ oca.

Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città?
Lo sto conoscendo adesso con tiktok, e penso che qualsiasi contenuto generi partecipazione e condivisione, aggiunga e accresca il valore della stessa terra che viviamo in comunità.

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