Da bambino odiavo la Pescheria di Catania. Oggi la sogno ogni giorno.
Quel MALEDETTO CATANESE di ROBERTO ha 44 anni, una moglie, sei figli e una vita che da cinque anni si è spostata lontano da Catania, in provincia di Torino.

Una distanza importante, di quelle che cambiano le abitudini ma non le radici. Perché ci sono città che continuano a vivere dentro di te anche quando le lasci. E Catania, per Roberto, è una di quelle. Ogni estate torna. Non per nostalgia da cartolina, ma per ritrovare qualcosa che altrove non esiste. Il mare, certo. Gli amici. Il calore della famiglia. Ma soprattutto quella sensazione difficile da spiegare che ti fa capire di essere tornato nel posto dove tutto ha avuto inizio.
Tra i ricordi più forti della sua infanzia ce n’è uno che oggi gli fa sorridere e commuovere allo stesso tempo: il sabato mattina alla Pescheria con i nonni. All’epoca la detestava. “Odiavo quell’odore di pesce”, racconta. Voleva stare altrove, lontano da quelle cassette, dalle urla dei venditori, dall’acqua che scorreva tra le pietre nere di lava. Eppure oggi darebbe qualsiasi cosa per rivivere una di quelle mattine.
Perché crescendo si scopre che certi luoghi non erano importanti per quello che erano, ma per le persone che li abitavano. E quando quelle persone non ci sono più, la memoria diventa un modo per tenerle ancora accanto.
Nella sua Catania ci sono anche immagini che sembrano appartenere a un’altra epoca: Piazza Duomo con il capolinea degli autobus, i vecchi mezzi rossi e quelli più moderni gialli, il continuo andirivieni di persone che facevano della piazza il vero cuore pulsante della città. Una Catania quotidiana, fatta di gesti semplici e percorsi ripetuti mille volte.
Se deve scegliere un’opera che racconti la sua città, Roberto non ha dubbi: “Catania Figghiozza d’o Patri Eternu”. Perché dentro quelle parole ritrova tutto ciò che ama: l’orgoglio, l’ironia, la fede popolare e soprattutto il legame con Sant’Agata, la presenza silenziosa che continua a unire generazioni di catanesi ovunque si trovino.
Oggi vive lontano, costruisce il futuro della sua famiglia in un’altra regione, ma sa che esiste un luogo dove il tempo sembra fermarsi ogni volta che ritorna. Una città che profuma di mare, di amicizia e di ricordi. Una città che gli ha insegnato che persino le cose che da bambini non sopportiamo possono diventare, un giorno, quelle che ci mancano di più.
Quella MALEDETTO CATANESE di ROBERTO fa capire che a volte la nostalgia non nasce dai luoghi più belli. Nasce da una mattina alla Pescheria con i nonni. E forse è proprio questo il modo in cui Catania continua a restare dentro chi la ama.
MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.
MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.
Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.
Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.
Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Mi chiamo Roberto, ho 44 anni, sposato e 6 figli. Da 5 anni ho lasciato Catania per lavoro, vivo in provincia di Torino ma ogni estate torno nella mia terra per godermi le vacanze a pieno
Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Il grande ricordo della mia infanzia è il sabato alla pescheria a fare la spesa con i nonni, la odiavo per la puzza di pesce, oggi la rimpiango perché i nonni non ci sono più. Ricordo piazza Duomo con il capolinea degli autobus, i vecchi autobus rossi con quelli più nuovi gialli
Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Di Catania mi manca il mare, l’affetto degli amici ed il calore della famiglia
Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Catania figghiozza do patri eternu. Perché rispecchia tutta Catania ed i catanesi e la più Grande cosa che ci rappresenta ovvero Sant’Agata
Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città? –
Non lo conoscevo e sembra fatto bene, spiega tutto, il mare, la lava etc


