I cortili, il pallone e una città che non dimentichi

Quel MALEDETTO CATANESE di TINO oggi vive a Marina di Carrara. Prima ancora ha vissuto tre anni in Sardegna. È un militare della Guardia Costiera e il mare, in qualche modo, continua ad accompagnarlo ovunque.

Eppure ci sono distanze che nessuna nave, nessun porto e nessuna rotta riescono ad accorciare davvero. Quelle che separano da casa.

Da bambino viveva tra San Giorgio e Librino. Quartieri che per molti sono soltanto nomi sulla mappa, ma che per lui sono il luogo dove sono nate le amicizie, le abitudini e i primi ricordi. Ricorda le interminabili partite a pallone nei cortili. I pomeriggi passati con gli altri ragazzi del quartiere. L’estate del Grest.

Quel tempo in cui bastava un pallone, qualche amico e una saracinesca usata come porta per sentirsi i campioni del mondo. Erano anni semplici. E forse proprio per questo impossibili da dimenticare. Quando vivi lontano da Catania, scopri che non ti mancano soltanto i luoghi. Ti mancano le persone.

A Tino mancano la famiglia, i fratelli, la nipotina. Gli manca quella quotidianità che quando ce l’hai sembra normale e quando non ce l’hai più diventa preziosa. Poi arrivano i profumi. I sapori. Le cose che nessuno considera importanti finché non si trova a centinaia di chilometri di distanza.

Perché Catania, prima ancora di essere una città, è un odore. È una voce. È una tavola apparecchiata. È qualcosa che riconosci a occhi chiusi.

Quando gli viene chiesto quale opera racconti meglio la città, la risposta arriva immediata. “Catania” di Giuseppe Castiglia. E poi i cori dello stadio. Perché certe canzoni non si ascoltano soltanto. Si vivono. Come si vive una partita al Massimino. Come si vive una città che riesce a trasformare il calcio, la musica e l’appartenenza in una lingua comune.

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Del Simbolo Indipendente di Catania, dice di conoscerlo già. Gli piace perché riesce a racchiudere in pochi segni ciò che questa città rappresenta. Mare. Etna. Fuoco. Identità. Un riassunto semplice di qualcosa che semplice non è mai. Perché spiegare Catania è difficile. Ma riconoscerla è immediato.

Ci sono persone che lasciano Catania e persone che restano. E poi ci sono quelle che continuano a viverla ogni giorno, anche quando si trovano dall’altra parte d’Italia. Quel MALEDETTO CATANESE di TINO è una di quelle.


MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.

MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.

Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.

Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.

Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Ciao sono Tino, vivo da 4 anni a Marina di Carrara, dopo aver vissuto 3 anni in Sardegna. Sono un militare della guardia costiera.

Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Da piccolo abitavo tra San Giorgio e Librino, non posso scordare mai quante partite da calcio in cortile con i tanti ragazzi che conoscevo in zona e in estate si faceva il Grest.

Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Mi manca la famiglia, i miei fratelli, la mia nipotina, e poi il cibo e gli odori della città

Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Catania di Giuseppe Castiglia e poi i cori dello stadio

Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città?
Già lo conoscevo e per me è un bel simbolo e può servire perché racchiude un po’ tutto di Catania

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