Le cose più belle di Catania erano gratis

Quel MALEDETTO CATANESE di DOMENICO vive a Catania, in periferia. Lavora, si tiene in movimento, ama fare attività fisica e, da buon cinquantenne, non ha perso il piacere delle serate con gli amici. Quelle senza programmi particolari. Quelle che iniziano con un caffè e finiscono con ricordi, risate e discussioni che si ripetono da vent’anni ma che nessuno si stanca mai di rifare.

Forse è proprio questo uno dei segreti di Catania. La capacità di farti sentire giovane anche quando il tempo passa. Quando pensa alla sua infanzia non gli vengono in mente monumenti o panorami. Gli vengono in mente le strade. Le partite di calcio. I giochi improvvisati. Gli amici. Un pallone consumato che bastava a riempire interi pomeriggi. Un’epoca in cui le strade appartenevano ai bambini e i bambini appartenevano alle strade.

Si giocava fino a quando qualcuno non chiamava dal balcone. Si litigava. Si faceva pace. Si cresceva. E senza accorgersene si imparava a conoscere la città.

Da adulto, invece, ci sono due cose che non smetterebbe mai di vivere.

Il mare. E la vista dell’Etna. Due presenze costanti che per chi vive qui finiscono quasi per diventare invisibili. Eppure basta allontanarsene per capire quanto siano importanti. L’Etna che cambia colore durante il giorno. Il mare che cambia umore insieme alle stagioni. Fuoco e acqua. Forse il vero carattere di Catania sta proprio nell’equilibrio impossibile tra questi due estremi.

Quando deve scegliere un’opera che racconti la città, Domenico pensa a una canzone. “Catania è sulu cca” di Antonio Monforte. Più che una canzone, una dichiarazione. Perché chi vive questa città lo sa: puoi trovare posti più ordinati, più efficienti, più facili. Ma certe sensazioni appartengono soltanto a qui. A questa lava. A questo mare.A questa umanità rumorosa e complicata.

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Del Simbolo Indipendente di Catania, parla con un’immagine semplice ma efficace. “È come una geolocalizzazione perenne.” Un modo per riconoscersi. Per dire da dove si viene senza bisogno di spiegazioni. Per portare addosso un pezzo di città anche quando non si è nel posto giusto o nel momento giusto. Perché in fondo essere catanesi è anche questo. Sapere sempre dove si trova casa. Anche a occhi chiusi.

Quel MALEDETTO CATANESE di DOMENICO conclude dicendo: “ci sono città che si visitano. Altre che si abitano. E poi c’è Catania. Che continui a portarti dentro anche quando non ci stai pensando.


MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.

MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.

Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.

Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.

Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Mi chiamo Domenico , vivo a Catania in periferia , lavoro e da buon 50enne mi piace ancora trascorrere sedete con amici e fare attività fisica

Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Le partite di calcio e i giochi in strada con tutti i miei amici adolescenti

Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Il mare e la vista dell’Etna

Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Catania e’ sulu cca di Antonio Monforte

Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città?
Conosco il simbolo , certamente serve a identificarci tutti , portandolo e’ come se avessimo un geolocalizzazione perenne

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