Tra mare e Etna: la mia Catania olimpica

Quella MALEDETTA CATANESE di GIUSI si presenta senza giri di parole: “Sono Giusi Malato, vivo a Mascalucia e sono un’olimpionica.” Dentro questa frase c’è già tutto: disciplina, sacrificio, determinazione.

Ma poi aggiunge altro, quasi a riequilibrare: “Sono sensibile. E un po’ lunatica.” Ed è lì che Catania entra davvero. Perché questa città non è mai solo forza. È sempre anche fragilità, umore, oscillazione.

I suoi ricordi partono dal mare, come spesso accade. Ma non è un mare generico. È un mare preciso: il lido “Le Rocce”. “L’odore del legno delle cabine,” racconta. “La pizzetta con l’oliva. Il pescato di mio padre.” Sono immagini semplici, ma hanno una consistenza forte. Si sentono addosso. Il legno caldo, il sale, le mani sporche di vita.
“È lì che i miei genitori ci hanno cresciuti,” dice. E in quella frase c’è un’infanzia intera, compressa tra mare e famiglia.

GIUSI ha deciso di accompagnare le sue parole con queste fotografie:

Da adulta, Giusi non cerca altro. “Non smetterei mai di vivere il mare. E la montagna.” Due estremi che a Catania convivono senza sforzo: acqua e fuoco, Etna e costa, salita e discesa. E poi il centro emotivo: “La parmigiana di mamma.” Ancora una volta, il ritorno passa dalla cucina. Dal gesto. Dal sapore che non si può replicare altrove.

Se deve scegliere un’opera per raccontare Catania, Giusi non sceglie una storia. Sceglie una parola: cura. La canzone di Franco Battiato, La cura.
Perché Catania, nonostante tutto, resta un luogo che protegge. Anche quando graffia, anche quando stanca. È una città che ti mette alla prova, ma allo stesso tempo ti tiene.

Del Simbolo Indipendente di Catania, dice di scoprirlo adesso. “Quello che mi colpisce sono i colori.” Ed è una risposta istintiva, quasi visiva. Rosso, azzurro, nero. Lava, mare, Etna. Forse non serve altro, all’inizio: riconoscere qualcosa che vibra, anche senza saperlo spiegare.

Quella MALEDETTO CATANESE di GIUSI ha imparato a resistere, a correre, a restare. Ma alla fine torna sempre lì: al mare, al legno, alla parmigiana. Perché Catania, prima di tutto, è una forma di cura.


MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.

MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.

Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.

Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.

Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Ciao sono Giusi Malato vivo a mascalucia e sono un’olimpionica.
Sono determinata , sensibile e un po’ lunatica

Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Il mare, l’odore del legno delle cabine del lido . Il lido “le rocce”. Dove i misi genitori ci hanno cresciuti. La pizzetta con l’oliva e il Pescato di mio padre

Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
La parmigiana di mamma, il mare, la montagna

Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
La cura

Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città?
Lo scopro adesso. Quello che mi colpisce sono i colori .

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