Catania: il mio punto zero a 3000 km di distanza

Quel MALEDETTO CATANESE di MARCO vive a Londra da 18 anni. “Purtroppo o per fortuna,” dice, poi si corregge: “forse più per fortuna.”

È filmmaker, content producer, fotografo, imprenditore e amante della filosofia — ma dentro di sé resta sempre e comunque un catanese. “La fortuna, come la felicità,” riflette, “forse non è altro che una parte della vita in un packaging migliore.” Forse per questo, anche a migliaia di chilometri di distanza, continua a impacchettare Catania nei ricordi, nei profumi, nei suoni.

“I miei ricordi si legano agli odori,” racconta. “L’odore del basalto caldo del centro città, la cucina di mamma, le vacanze in montagna o al mare, il rumore del cancello che si apre all’ora di pranzo perché papà è tornato dal lavoro.” In mezzo, mille frammenti d’amore familiare e quotidiano. “Io e mia sorella abbiamo solo un anno di differenza,” ricorda, “e fin da bambino cercavo di insegnarle le cose per proteggerla.” Ogni immagine, ogni voce, ogni odore diventa parte di un mosaico che oggi Marco riconosce come casa.

Da adulto, quel mosaico si è trasformato in una mappa interiore. “Catania per me è tutto e niente,” spiega. “Tutto sono le persone: la famiglia, gli amici, la vita che ti scorre addosso senza chiedere permesso. Niente è tutto ciò che resta quando loro non ci sono.” Catania, per lui, è anche il suo “punto zero”: il luogo in cui rimettere ordine nella testa, dove ogni ritorno diventa una forma di terapia. “Se fosse un piatto,” dice sorridendo, “sarebbe pasta ca’ mulinciani.”

Le sue citazioni preferite parlano di isole e contrasti. Goethe, Croce, e poi un pensiero tutto suo: “La Sicilia è un paradiso abitato dai diavoli — ma i diavoli non sono le persone. Sono le nostre complessità, le nostre contraddizioni. È questo a renderci vivi.”

Dell Simbolo Indipendente di Catania parla con sguardo lucido, da comunicatore. “Ho scoperto Bob Liuzzo da poco, sui social,” racconta. “Andando via da Catania, ogni volta che torno tutto sembra nuovo nel vecchio. Ma grazie ai social non siamo mai stati così connessi e disconnessi allo stesso tempo.” E aggiunge: “Il simbolo funziona, comunica. Mi piacerebbe vederlo riconosciuto e usato come identità comune: per scopi sociali, museali, turistici. Un segno di appartenenza collettiva, non di marketing.”

Per Quel MALEDETTO CATANESE di MARCO Catania è un ritorno mentale, un punto zero. È pasta ca’ mulinciani, Etna e ironia. È un paradiso complicato, dove i diavoli — forse — sono solo i modi in cui impariamo ad amare.


MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.

MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.

Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.

Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.

Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Ciao, il mio nome è Marco e sono un catanese che vive a Londra da 18 anni. Purtroppo o per fortuna. Ma forse più per fortuna. Ma d altronde la fortuna come la felicità forse non è altro che una parte della vita in un packaging migliore. Filmmaker e content producer, imprenditore e creativo, fotografo, amante della filosofia e psicoanalisi.

Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
I ricordi sono tanti e alcuni più vividi di altri. I miei ricordi si legano a odori, sapori e alle parole. L odore di casa e del basalto caldo del centro città , le vacanze con la famiglia al mare e in montagna e le cene fino a tardi. La cucina di mamma, e il rumore del cancello che si apre all ora di pranzo perché papà è tornato da lavoro. Io che con solo un anno di differenza tra me e mia sorella che provo ad insegnare cose per proteggerla. E un altro milione di cose

Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Catania e’ per me una città con tutto e niente. Tutto sono le persone, quelle care come la famiglia e gli amici stretti. E il mio punto zero, dove posso veramente rilassarmi e staccare dalla frenesia. Se fosse un piatto e’ pasta che mulinciani

Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
L’Italia senza la Sicilia , non lascia nello spirito immagine alcuna . Goethe La Sicilia è il paradiso abitato dai diavoli. Croce Oggi si tende a fraintendere quest’ultima di croce pensando che ai “diavoli” si riferisce il popolo invece delle complessità del territorio e della società siciliana.

Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città?
Onestamente ho scoperto Bob Liuzzo solo qualche mese fa attraverso i social. Andando via da Catania ogni qual volta rientro tutto sembra nuovo nel vecchio. Ma “grazie” ai social non siamo mai stati così connessi e disconnessi. Il logo funziona, per comunicazione e mi farebbe un enorme piacere vederlo riconosciuto e usato come nostra identità per uno scopo sociale, come un museo, per turismo o simil

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