Il mare, l’Etna e una panchina che non dimentico
Quel MALEDETTO CATANESE di GENNARO nasce il 1 marzo 1983, all’ospedale Bambino di Catania. Una data, un luogo, una radice. Dal 2019 vive nel sud della Germania, dove ha costruito una nuova vita, ha incontrato sua moglie e oggi cresce due splendide bambine.

“Poche righe non basterebbero a raccontare la mia storia,” dice. E infatti quello che emerge non è un curriculum di eventi, ma un’urgenza: la voglia, la passione, la mancanza profonda di una terra che — lo sa bene — può capire davvero solo chi vive lontano.
Ogni giorno prova a trasmettere alle sue figlie la cultura catanese e siciliana. Non come nostalgia, ma come lingua madre dell’anima. “Un giorno ti riabbraccerò per sempre,” promette. Catania bedda. Semu tutti devoti tutti.
Il suo legame è totale, “dalla testa ai piedi”. Gennaro cresce a Librino, e da lì porta con sé tutto: il cibo, i bar, la gente. Ma soprattutto l’Etna e il mare. E poi i profumi, quelli che non si dimenticano: “La cucina di mia madre la domenica. Si svegliava alle sei del mattino per preparare il ragù della pasta al forno. Quella era la mia sveglia.” Un rito che non aveva bisogno di parole, perché parlava direttamente allo stomaco e al cuore.
GENNARO ha deciso di accompagnare le sue parole con queste fotografie:



Da adulto, ciò che più gli manca è un luogo preciso, quasi segreto: una panchina a San Giovanni Li Cuti. D’inverno. Davanti al mare. “Andavo lì a guardarlo,” racconta. Non serviva altro. In quel silenzio salmastro c’era già tutto: pensieri, domande, pace. È incredibile come una città intera possa stare dentro una panchina.
Per raccontare Catania sceglie due opere che non potrebbero essere più distanti e più vicine insieme: La Norma di Bellini e I Malavoglia di Verga. Il sublime e il quotidiano, il canto e la fatica, l’epica e la vita. È lì, tra queste due estremità, che Gennaro riconosce la sua città.
Del Simbolo Indipendente di Catania, non fa una questione estetica o strategica. La sua risposta è semplice, diretta: “Tutto quello che racconta la storia e la cultura catanese è ben accetto.” Perché quando vivi lontano, ogni segno che ti riporta a casa diventa necessario.
Quella MALEDETTO CATANESE di GENNARO vive in Germania, ma Catania vive in lui. Nei profumi del ragù, nel mare d’inverno, in una panchina di lava. Alcune città non si lasciano: si portano dentro. Per sempre.
MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.
MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.
Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.
Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.
Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Mi chiamo Gennaro e sono nato il 1 Marzo del 1983 all’ospedale Bambino di Catania.Dal 2019 vivo nel sud della Germania dove ho conosciuto mia moglie e adesso ho due splendide bambine…poche righe non racconterebbero mai la mia storia…ma possono sicuramente urlare la mia voglia e passione e mancanza della mia amata terra che nessuno potrà mai capire o solo chi come me vive lontano da Catania o dalla Sicilia..cerco ogni giorno di tramandare la cultura di Catania e siciliana a mia moglie e le mie figlie e un giorno ti riabbraccerò per sempre CATANIA BEDDA!!!SEMU TUTTI DEVOTI TUTTI❤️💙
Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Io sono legato dalla testa ai piedi a Catania,sono nato in un quartiere di Librino e mi manca tutto.dal cibo ai bar alla gente,ma la cosa che mi manca più di tutto è l’Etna e il mare…e i profumi della cucina di mia madre che si svegliava la domenica all 6 del mattino per fare il ragù della pasta al forno e quella era la mia sveglia.
Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
La cosa che mi manca più di tutto è quella Panchina di S.Giovanni Li Cuti dove andavo d’inverno per guardare il mare.
Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
La Norma di Bellini e i Malavoglia di Verga.
Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città? –
Tutto quello che racconta la storia e la cultura catanese è ben accetta


