Catania mi ha insegnato a ridere anche nelle giornate no.
Quel MALEDETTO CATANESE di DANIELE ha 31 anni, è giornalista — o, come dice con ironia, “perlomeno ci prova” — e ha una certezza che lo guida ogni giorno: “Sono orgogliosamente catanese.”

Nella voce c’è la passione di chi non si è mai arreso all’idea che per riuscire bisogna per forza andare via. “Sto cercando in tutti i modi di sfondare in questo ambito nella mia terra,” racconta. “Perché se riesci qui, a Catania, vale il doppio.”
La sua città non è solo uno sfondo, ma la protagonista di tutti i suoi ricordi. “Ricordo le giornate alla Playa da bambino,” dice, “con la mia mamma e il mio papà che non c’è più.” Le parole si fanno più dolci, come se quel mare potesse ancora restituire la voce del padre nel rumore delle onde.
E poi l’Etna, “piena di neve d’inverno,” le corse con lo slittino, le risate, gli amici. “Guardarla ancora oggi mi emoziona,” confessa. Ma il ricordo che lo fa sorridere davvero è quello del Massimino: “Salire i gradini e vedere la distesa verde dello stadio… da brividi.”
Via Etnea, la folla, il via-vai. “Tutto troppo bello,” dice, “difficile da spiegare a parole.”
Oggi Daniele continua a vivere Catania ogni giorno, anche nei suoi difetti. “Non smetterei mai di viverla,” racconta, “con tutti i suoi pregi e le sue contraddizioni. Il cibo, l’atmosfera, la nostra liscia che riesce a trasformare anche i bronci in sorrisi.”
Poi si fa serio per un attimo: “Certo, servirebbe più senso civico, più rispetto per le regole e per chi condivide gli stessi spazi. Ma Catania resta unica. Nonostante tutto.”
Quando gli chiedi un’opera per raccontarla, sceglie Ti scatterò una foto di Tiziano Ferro. “Perché immortalare la donna della propria vita in un qualsiasi punto di Catania renderebbe la foto un quadro, un’opera d’arte.”
E in quella frase c’è tutto il suo modo di guardare la città: come una persona amata, imperfetta e bellissima, da cui non puoi distogliere lo sguardo.
E poi c’è il Simbolo Indipendente di Catania parla con orgoglio. “Eccome se lo conoscevo,” dice. “Ne porto uno sul mio cappellino.” Per lui non è solo un segno grafico, ma un simbolo identitario: “In quella figura ci sono Etna, Lava e Mare: il riassunto essenziale della nostra città. Dovrebbe avere un ruolo anche istituzionale, diventare il simbolo ufficiale degli eventi e delle iniziative che portano in alto il nome di Catania.”
Per Quel MALEDETTO CATANESE di DANIELE Catania è una fotografia viva — piena di luce, difetti e amore. Un’immagine che non sbiadisce mai, nemmeno quando il tempo cambia i colori.
MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.
MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.
Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.
Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.
Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Ciao sono Daniele D’Aessandro, ho 31 anni e sono orgogliosamente catanese. Svolgo il mestiere di giornalista – o perlomeno ci provo – e sto cercando in tutti i modi di riuscire a sfondare in questo ambito nella mia terra. Mi definisco una persona solare e che ama ridere, seppur timido e purtroppo ingenuo.
Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Catania per me è tutto. Ricordo le giornate al mare alla Plaia, da piccolino, con la mia mamma ed il mio papà che non c’è più. Guardare l’Etna piena di neve in inverno mi emoziona, facendomi ripensare a quando facevo le corse con lo slittino insieme ai miei amici. Poi andare allo stadio, salire i gradini e vedere la distesa verde del “Massimino”, da brividi. Il via-vai nelle strade della città, le passeggiate in via Etnea: tutto troppo bello, difficile da spiegare a parole.
Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Non smetterei mai di vivere Catania in sé, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Il cibo, l’atmosfera, la nostra liscia che riesce a trasformare in sorriso anche bronci e malumori di una giornata no. Certo, se ci fosse più senso civico, un maggior rispetto delle regole e un’inclinazione a rispettare il prossimo che condivide gli stessi spazi con te sarebbe ancora meglio.
Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
“Ti scatterò una foto” di Tiziano Ferro: immortalare la donna della propria vita in un qualsiasi punto di Catania riuscirebbe a rendere la foto un quadro, un’opera d’arte.
Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città? –
Eccome se lo conoscevo e da subito me ne sono innamorato. Porto orgogliosamente un cappellino che lo raffigura. In quella piccola figura c’è il riassunto essenziale della nostra meravigliosa città: Etna, Lava, Mare. Ritengo che debba acquisire maggior importanza anche a livello istituzionale, divenendo simbolo di eventi, manifestazioni e iniziative finalizzate a portare sempre più in alto il nome di Catania.


