Dagli Stati Uniti a Catania: qui ho trovato me stessa
Quella MALEDETTA CATANESE di Caroline è Americana, ma da due anni vive a Catania. E lo dice con quella leggerezza che solo chi si è innamorato di un posto difficile può permettersi.

Caroline insegna, studia, osserva. E, piano piano, è diventata una “ammiratrice di all things catanese”, come scrive lei, con un cuore accanto. Perché Catania, se la guardi bene, non è un luogo che si visita: è una persona che si conosce, che ti parla in dialetto, ti stordisce con i suoi odori, ti confonde e poi ti abbraccia come se foste amici da sempre.
Non ha ricordi d’infanzia legati a Catania, ma ne ha costruiti di nuovi. Quando è arrivata, la città le è sembrata triste, abbandonata. “Mi dispiaceva per lei,” racconta, “sembrava trascurata.” Poi, però, ha imparato a guardarla meglio: dietro le porte socchiuse di via Crociferi, tra le pietre antiche e i lavori in corso, ha sentito che Catania non era ferma. Era viva. Viva nei profumi di melanzane fritte, nei rumori dei martelli, nelle voci dei vicoli. Anche dove sembra un museo, Catania continua a respirare.
E c’è un modo molto catanese di misurare la felicità: con il cibo. “Insalata della nonna e canni di cavaddu!” dice ridendo, come se bastasse nominarli per sentirsi parte della città. E forse è così. Perché Catania non ti chiede di essere nata qui: ti basta sederti a un tavolo, ascoltare il mare e il vulcano, e mangiare qualcosa che profuma di brace e famiglia.
Queste le 3 foto che ZAIRA ha voluto allegare alla sua storia



Quando le chiedono un’opera per raccontare la città, Caroline sceglie “IL SIMBOLO DEMOCRATICO DI CATANIA”. E lo scrive in maiuscolo, come si fa con le cose importanti. Per lei quel simbolo è un risveglio, “a re-awakening”, dice in un italiano che anche se ancora fa sentire l’influenza della lingua inglese, suona già con una bellissima cadenza dialettale tipica di una Catanese. Un modo per ricordare a chi vive qui quanto la città sia viva, e per mostrare a chi arriva quanto può diventarlo anche lui. Etna, Lava, Mare — linee semplici che si incrociano, come le persone che qui si incontrano per restare.
E poi c’è il Simbolo Indipendente di Catania — che quella MALEDETTA CATANESE di Zaira conosce bene, e che porta come una bandiera del cuore. “Lo rappresento da anni,” racconta con orgoglio, “quando eravamo in pochi a crederci davvero.” Per lei non è un semplice segno grafico: è una dichiarazione di appartenenza, una comunità non politica ma poetica, fatta di persone che amano questa città nella sua essenza più sincera. “È il nostro simbolo,” dice, “come la bandiera del Calcio Catania, ma più intimo. Rappresenta chi siamo, anche quando non abbiamo il coraggio di mostrarlo.”
Quella MALEDETTA CATANESE di Caroline ci tiene a concludere dicendo: Catania non si visita, si impara. E chi la impara, anche solo un po’, non la dimentica più.
MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.
MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.
Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.
Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.
Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Sono Americana ma vivo a Catania da 2 anni. Sono insegnante, studentessa, e ammiratrice di Catania e all things catanese <3
Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Non sono cresciuta qua da bambina, ma sono cresciuta qua nel senso personale, professionale, di istruzione. Quando ho conosciuto Catania, ero triste per lei- a me sembrava abbandonata, trascurata. Dopo un paio di anni ho capito che non è esattamente il caso. Persino in una delle strade più antica, cioè , via crociferi, ci sono ancora profumi di melanzane fritte, persone che lavorano dietro porte mezzo chiuse , i suoni dei lavori in corso. Anche dove Catania sembra un museo, lei è ancora viva
Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
INSALATA DELLA NONNA!!!! Canni di cavaddu <3
Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
IL SIMBOLO DEMOCRATICO DI CATANIA 🙂
Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città? –
I think that this symbol can serve as a re-awakening for those who feel the need to be pushed back to their roots, or an inspiration to those who have yet to discover the real magic of this city.


