Sono tornato a Catania da disoccupato a 40 anni
Quel MALEDETTO CATANESE di MAURIZIO ha 49 anni e oggi è un agente immobiliare.
Così inizia la storia di un ritorno, non solo geografico ma anche personale.

Dopo 15 anni nelle Marche, Maurizio ha deciso di tornare nella sua città, Catania. Ma il ritorno non è stato facile. “Sono rientrato da quarantenne e disoccupato,” racconta. “Dovevo ricominciare tutto da capo. Ma la mia caparbietà mi ha salvato.”
Non si è arreso. A 43 anni ha deciso di riprendere gli studi e diplomarsi. “Era il mio modo per dire a me stesso che non era finita, che potevo ancora cambiare vita. Tornare a Catania per restare, non per nostalgia ma per scelta.”
Oggi Maurizio si definisce “un maledetto, orgogliosamente catanese”. E in fondo, è proprio questo lo spirito della città: testardo, appassionato, capace di rialzarsi anche quando tutto sembra perduto.
Da bambino, Catania per lui era un paradiso da vacanza. “Quando venivo qui da ragazzo e guardavo l’Etna, mi sembrava più grande, più imponente. Forse perché la guardavo con gli occhi di chi la sogna. Solo dopo tanti anni lontano ho capito che viviamo davvero in un paradiso, ma ce ne rendiamo conto solo quando lo lasciamo.”
Oggi la cosa che non smetterebbe mai di vivere è la sua fede sportiva. “Lo stadio, la curva, il Catania,” dice. “È l’unica certezza che ho. Da adulto ho capito che nella vita non esistono certezze, ma quella resterà per sempre. Il Catania è la mia religione laica.”
Se dovesse raccontare la sua città con un’opera, ne cita più di una: “‘Non ho più la mia città’ mi ha accompagnato per anni,” dice. “Poi Figghiozza do Patri Eterno di Castiglia e Petra Lavica dei Kaballà mi hanno fatto tornare. Catania è patria. È radice e rinascita allo stesso tempo.”
Quando parla del Simbolo Indipendente di Catania, , il tono si fa sincero. “Non lo conoscevo,” ammette. “Credo possa servire a far conoscere Catania, a renderla riconoscibile, ma non a rappresentarla del tutto. Catania è abitudinaria, non capirebbe subito l’innovazione. Ma mai dire mai…”
Quel MALEDETTO CATANESE di MAURIZIO è tornato a Catania da zero, con la sola certezza di una fede e la caparbietà di chi non si arrende. Oggi la sua vita è la prova che i maledetti catanesi non si spezzano: si reinventano, si rialzano, e tornano sempre a casa.
MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.
MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.
Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.
Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.
Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Sono Maurizio Giuffrida ho 49 anni ed oggi sono un agente immobiliare. Sono tornato dopo 15 anni nelle Marche e mi sono dovuto riinventare poiché ritorno a Catania da 40enne e disoccupato. La mia caparbietà mi ha portato a diplomarmi a 43 anni per inseguire il sogno di essere ritornato per rimanere… Mi sento un maledetto orgogliosamente catanese
Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Mi ricordo quanto era bello guardare l’ Etna da vacanziere, aveva un altra forma, mi sembrava più grande, siamo abituati a vivere in un paradiso ma c’è ne rendiamo conto solo quando lo lasciamo ❤️
Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Sicuramente lo stadio, la curva il Catania. l’ unica mia certezza è la fede per la squadra della mia città da adulto posso dire che non ci sono certezze nella vita ma questa credo lo sarà per sempre
Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Non ho più la mia città mi ha accompagnato per gran parte della mia vita, Figghiozza Do Patri Eterno (Castiglia) e Petra Lavica dei kabbala mi hanno fatto ritornare. Catania è patria
Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città? –
Non conoscevo questo simbolo, credo possa essere utile a brendizzare e farsi riconoscere sul mercato ma non a rappresentare Catania rimarrebbe una certezza solo per pochi intimi, Catania è molto abitudinaria non capirebbe l innovazione… Macca liotru


