Catania non ti regala niente, ma ti insegna tutto

Non conosciamo il nome di questo MALEDETTO CATANESE ma sappiamo solo che a breve andrà in pensione, ma l’energia che racconta la sua Catania è quella di un ragazzo di vent’anni. Ex rugbista, ancora impegnato con incarichi federali, amante del mare e delle idee che sanno cambiare rotta.

Di solito tiro dritto,” dice con un sorriso, “ma se mi dimostri che hai ragione, cambio strada.” È un modo di vivere tipicamente catanese: deciso, passionale, ma con un fondo di curiosità e umanità che spinge sempre a mettersi in discussione.

Il suo primo ricordo della città è tenero e ribelle allo stesso tempo. Da bambino guardava gli altri giocare per strada, con le monete, e avrebbe voluto unirsi a loro. Ma la mamma non glielo permetteva: “Tu non sei un ragazzo di strada.” Quella frase gli è rimasta dentro come un paradosso. Perché a Catania, essere “di strada” non è un difetto: è un modo di crescere, di imparare la vita tra le persone, di sentirsi parte di qualcosa che va oltre la propria famiglia.

Queste le foto che ha voluto allegare alla sua storia

Da adulto, però, ha scoperto la parte più nobile di quella lezione. Di Catania non gli mancano solo i luoghi, ma i valori: “L’educazione, il rispetto, l’altruismo, la sensibilità verso i problemi della gente.” È una città fatta di contrasti, certo, ma anche di mani che si tendono e di sguardi che si capiscono senza parole. Forse oggi questi gesti sembrano rari, ma chi li ha vissuti non li dimentica.

Se dovesse raccontarla con un’opera, sceglierebbe Don Giovanni in Sicilia: ironica, vera, un po’ bulletta ma mai cattiva. “Mi ricorda i miei zii e la mia generazione,” racconta, “quando essere un po’ spacconi voleva dire solo vivere con entusiasmo.” E in fondo, Catania è sempre stata così: esuberante, chiassosa, ma capace di affetto sincero.

Del Simbolo Indipendente di Catania parla con realismo e speranza. “Unire la gente non è mai facile,” dice, “ma si è sempre vissuto di simboli.” Forse perché i simboli, quando sono veri, non comandano: ispirano. E questo, per lui, è già un buon punto da cui ripartire.

Questo MALEDETTO CATANESE ci tiene a concludere dicendo che Catania Catania è come il rugby: ci si scontra, si cade, ma ci si rialza sempre insieme.


MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.

MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.

Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.

Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.

Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
A breve pensionato, ex rugbista con ancora incarichi federali, amante del mare, di solito tiro dritto ma capace di cambiare idea se mi si dimostra la bontà delle idee o opinioni altrui.

Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Vedevo giocare i coetanei con le monete. Mi sarebbe piaciuto tanto. Diffidato da mamma perché io non ero un “ragazzo di strada”

Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
L’educazione, il rispetto, l’altruismo, la sensibilità verso i problemi della gente.

Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Don Giovanni in Sicilia. Mi ricorda quando i miei zii ed anche un po’ noi (la mia generazione) erano ed eravamo un po’ bulletti, ma nel senso più genuino del temine.

Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città?
Lo conoscevo, unire la gente non è mai facile. Chissà se questo ci riuscirà. Si è sempre vissuto di simboli.

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