Sono partita per curiosità, ma è a Catania che torno per respirare.
EMILIA, è una MALEDETTA CATANESE trapiantata a Milano. È partita per curiosità — quella sana, inquieta e inarrestabile che ti spinge a esplorare il mondo — e per amore: quello per la comunicazione.

“Sono una catanese trasferita a Milano per inseguire la mia curiosità continua,” racconta. Ma nel suo tono c’è una dolcezza che lascia intuire che una parte di lei non si sia mai davvero spostata: resta ferma, affacciata su una terrazza che guarda il mare.
“Uno dei ricordi più felici della mia infanzia,” dice, “erano le domeniche in casa con tutta la mia famiglia.” Odori, voci, risate. E un piatto, sopra tutti: gli anelletti al forno della mamma. “Ancora oggi, ogni volta che torno, me li fa trovare pronti in tavola. Come se non fossi mai cresciuta.” È il rito di ogni ritorno, la prova che l’amore — quello vero — non cambia, anche quando tu cambi città.
QUESTE LE FOTO CON CUI EMILIA HA VOLUTO ACCOMPAGNARE LE SUE PAROLE



Milano le ha dato tanto, ma non tutto. “Non avevo realizzato l’importanza delle piccole cose,” ammette. “La vista dalla terrazza di casa mia, l’aria pulita, il sole addosso e la vista su tutta Catania, la playa, il centro, il mare. Tutto questo è insostituibile.” In fondo, le mancano le cose che non si comprano: la luce, la lentezza, l’abitudine al silenzio tra due parole.
Se dovesse raccontare Catania con un film, sceglierebbe La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino. “Racconta una Roma barocca, viva, decadente, affascinante. Piena di contrasti tra la bellezza del passato e l’eccesso del presente. Proprio come Catania.” Una città teatrale, contraddittoria e irresistibile, che non si lascia capire ma solo contemplare.
Del Simbolo Indipendente di Catania, parla con affetto e gratitudine. “Lo conoscevo già,” dice, “ed è un modo bellissimo per chi è lontano da casa di sentirsi vicino, soprattutto per noi giovani.” Un segno che unisce, una bussola emotiva per chi — come lei — vive sospeso tra due città, ma sa sempre da dove arriva.
Quella MALEDETTA CATANESE di EMILIA ci tiene a concludere dicendo “Puoi cambiare orizzonte, ma non la luce che ti ha cresciuto. E quella di Catania, e la porto sempre con me.
MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.
MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.
Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.
Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.
Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Sono Emilia, una catanese trasferita a Milano per inseguire la sua curiosità continua e l’amore per la comunicazione.
Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Uno dei ricordi più felici della mia infanzia erano le domeniche in casa con tutta la mia famiglia. Un piatto nello specifico (ovviamente cucinato dalla mamma) è sempre stato capace di stamparmi un sorriso in viso, gli anelletti al forno. Ancora oggi mia madre, ogni volta che torno a casa da Milano, me li fa trovare pronti in tavola, come se non fossi mai cresciuta, perché in fondo è così.
Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Non avevo realizzato l’importanza e la bellezza di alcune cose semplici e quotidiane che qua a Milano non avrei mai ritrovato. La prima cosa che mi viene in mente è la vista della terrazza di casa mia. L’aria pulita che respiri, il sole addosso e la vista su tutta Catania, la playa, il centro, il mare, tutto ciò è insostituibile.
Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Se dovessi descrivere Catania con un film, sceglierei “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino. Racconta di una Roma barocca, viva, decadente e affascinante, piena di contrasti tra la bellezza artistica del passato e l’eccesso del presente. Proprio questo contrasto rappresenta bene Catania secondo me.
Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città? –
Già lo conoscevo e lo trovò un modo bellissimo per chi ormai è lontano da Casa di sentirsi sempre vicino ad essa, soprattutto tra noi giovani.


