Non tutti sopravvivono a Catania. Io sì.
Quel MALEDETTO CATANESE di CARLO LEONARDI è un ingegnere, imprenditore digitale e rugbista. Tre ruoli che, messi insieme, raccontano una sola cosa: disciplina, passione e impatto.

“Amo la mia città,” dice con la calma di chi parla di una persona cara, “e vorrei contribuire al suo sviluppo.” Perché per lui Catania non è solo il luogo dove è nato, ma un campo di gioco — ruvido, caotico, pieno di energia. E come nel rugby, l’unico modo per avanzare è andare incontro agli ostacoli.
Cresciuto in una famiglia borghese, Carlo ha imparato presto che l’identità non si eredita: si conquista. “Ho frequentato le scuole a Picanello,” racconta, “dove la famiglia di mio padre aveva origine.” I primi giorni furono uno shock: un quartiere popolare, vivo, imprevedibile. Ma proprio lì ha imparato cosa significa catanesità: mescolare mondi diversi senza pregiudizi, capire che la forza non sta nell’apparenza, ma nel legame. “È stata una lezione di vita,” dice, “che mi ha reso quello che sono.”
Queste le foto che CARLO ha voluto allegare alla sua storia



Oggi, quando ha bisogno di ritrovare se stesso, va ai faraglioni di Aci Trezza. “È un posto magico,” spiega, “un’esperienza multisensoriale.” Il rumore delle onde, l’odore del mare, il vento salato — tutto gli ricorda che Catania è una città che non si guarda soltanto: si ascolta, si annusa, si tocca. È corpo e spirito allo stesso tempo.
Se dovesse raccontarla con un’opera, sceglierebbe In bianco e nero di Carmen Consoli. Una canzone che, come lui, attraversa epoche e contrasti, luci e ombre. “Racconta la città com’era e com’è,” dice. “Una Catania che cambia senza smettere di essere se stessa.”
Quando Carlo parla del Simbolo Indipendente di Catania lo fa da ingegnere ma con la sensibilità di un cittadino. “Penso possa rappresentare la città come le 3 X rappresentano Amsterdam.” In un segno semplice e forte vede la possibilità di un’identità condivisa, moderna, accessibile a tutti. Un logo, ma anche un linguaggio comune. Perché se Catania ha un difetto, è quello di dimenticare spesso quanto è grande quando riesce a unirsi.
Quel MALEDETTO CATANESE di CARLO ci tiene a concludere dicendo che Catania è come il rugby: ti butta a terra cento volte, ma ogni volta ti insegna a rialzarti più forte.
MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.
MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.
Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.
Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.
Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Ciao sono Carlo Leonardi, ingegnere, imprenditore nel settore digitale, rugbista. Amo la mia città e vorrei contribuire al suo sviluppo.
Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Pur provenendo da una famiglia borghese e di imprenditori, ho frequentato le scuole a Picanello, quartiere un tempo molto popolare, dove la famiglia di mio padre aveva origine. I primi giorni a scuola sono stati uno shock, ma col tempo ho capito che è stata una esperienza formativa, dove ho imparato ad apprezzare la catanesità a 360 gradi.
Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
I faraglioni di acitrezza, un posto magico che ti da un esperienza multisensoriale.
Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
In bianco e nero di Carmen Consoli, che racconta Catania nelle varie epoche.
Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città? –
Penso che possa rappresentare Catania come le 3x rappresentano Amsterdam


