Seltz, limone e sale: il sapore di casa mia.

Quella MALEDETTA CATANESE di Sealover_9 — come si fa chiamare online — è nata e cresciuta a Catania, ma ora vive a Milano, dove insegna grafica alle scuole superiori.

Ama l’arte, il mare e quella sensazione di libertà che solo la sua città sa dare. “Quando posso, torno sempre dai miei affetti,” racconta, “e dalle Torntine Tomarchio, che insieme all’odore del mare mi mancano alla follia.” È un modo dolce e ironico per dire che si può spostare il corpo, ma non l’anima: l’anima resta sempre tra la lava e la salsedine.

Nei suoi ricordi d’infanzia, Catania profuma di torrone e carciofi arrostiti.La festa di Sant’Agata,” dice, “era un tripudio di odori, ceri, voci, gente che si muoveva in una danza collettiva.” È una città che si vive con tutti i sensi: l’odore del mare che arriva anche tra i vicoli del centro, il calore della folla, la luce che cambia all’improvviso tra una via e l’altra. Per chi è cresciuto lì, tutto diventa memoria fisica — un suono, un gusto, una temperatura.

Queste le foto che SEALOVER_9 ha voluto allegare alla sua storia

A Milano, tutto è diverso: più ordinato, più distante. Eppure basta una bicchiere di seltz, limone e sale per sentirsi subito a casa. “Mi mancano le Tortine della Tomarchio,” dice ridendo, “ma non è solo nostalgia di un gusto: è nostalgia di un mondo.” Perché dietro ogni sorso c’è la spiaggia, il bar sotto casa, gli amici che si salutano con battute, l’Etna che osserva da lontano come una madre ironica e silenziosa.

Quando le chiedono un’opera per raccontare la città, risponde senza esitazione: Vorrei dei Marta sui Tubi. Forse perché quella canzone è una dichiarazione sospesa, come la sua: “Vorrei…” — restare, tornare, portare Catania ovunque. È una promessa che non si spegne mai.

Per SEALOVER_9, il Simbolo Indipendente di Catania, non ha bisogno di spiegazioni: lo conosce, lo sente suo. È un piccolo segno che le basta per ricordarsi chi è e da dove viene. Etna, Lava, Mare — e una tortina di Tomarchio sempre pronta nella memoria.

E forse è proprio questo il messaggio più bello: si può cambiare città, lavoro, lingua, ma non si cambia l’origine. Quella resta scritta dentro, come una traccia indelebile che torna ogni volta che senti odore di pizza calda o una risata con cadenza catanese.

Quella MALEDETTa CATANESE di SEALOVER_9 ci tiene a concludere dicendo: Puoi vivere ovunque, ma se hai bevuto Catania una volta, avrai sempre sete di questa meravigliosa Metropoli del Mediterraneo.


MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.

MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.

Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.

Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.

Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Sono Mariano, vivo a milano da 9 anni e faccio il regista televisivo. Sempre in cerca di nuovi stimoli e avventure ma nostalgico della mia terra.

Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Il primo che mi viene in mente sono le domeniche allo stadio, con mio padre parcheggiavamo sempre nella stessa via e mangiavamo tranci di pizza dietro la curva nord. Quell’atmosfera unica, più si avvicinava l’ora della partita più affluiva gente, sempre le stesse facce, come se ci conoscessimo tutti da una vita, mi sentivo a casa.

Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Le colazioni al bar con gli amici, sai quando ti siedi ma non sai quando ti alzi, e spesso si trasformavano in pranzi, rigorosamente con granita e brioche. Da 2/3 persone più passava il tempo e più persone si aggiungevano al tavolo.

Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Odio essere autocelebrativo ma la prima canzone che mi viene in mente se penso a Catania è zero9cinque.

Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città?
Lo conosco da ormai un paio d’anni, sicuramente è un simbolo di unione. Rappresenta gli elementi che più ci accomunano, nonostante siamo tutti diversi. Ci rende parte di qualcosa e ci ricorda come tutti noi insieme siamo questa città. Per me che sono lontano mi piacerebbe fosse un simbolo riconosciuto a livello nazionale che mi possa far dire a tutti che anche io, nonostante non ci viva più, resto parte di Catania.

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