Catania mi ha insegnato cosa significa appartenere.

Quella MALEDETTA CATANESE di Roberta non ha dubbi: “Catania sei tu la mia città.” Lo dice con la stessa dolcezza con cui si parla di una persona amata, non di un luogo.

Forse perché per lei Catania è una persona: rumorosa, passionale, un po’ disordinata ma piena di cuore. Studia e lavora nel mondo della comunicazione — cinema, radio, parole — e probabilmente è per questo che la sua Catania parla anche quando tace. Ha sempre qualcosa da dire, una voce da ascoltare, una storia da raccontare.

Nei suoi ricordi d’infanzia c’è Sant’Agata, la città vestita di bianco, le telefonate che si rincorrevano tra parenti per sapere dove fosse la processione, le corse per arrivare in tempo a vedere passare “’A Santa”. Poi i pranzi dai nonni, le risate, i brindisi. Catania, per lei, è una serie di fotogrammi familiari e rumorosi, un film che torna sempre allo stesso punto: l’amore. Ma anche l’Etna, il lungomare, il porticciolo di Ognina: luoghi che non hanno bisogno di spiegazioni, perché parlano da soli.

Oggi Roberta non ha nostalgia, e forse è proprio questo il privilegio più grande: “Non mi manca nulla, perché Catania la vivo ogni giorno.” Le basta una passeggiata dal Viale Mario Rapisardi fino al Duomo o al Porto Rossi, con una sosta alla Villa Bellini, per sentire che la città la respira. È una presenza costante, una colonna sonora quotidiana fatta di voci, traffico, caffè al bar e mare all’orizzonte.

Queste le foto che ROBERTA ha voluto allegare alla sua storia

Quando pensa a un’opera che la rappresenti, risponde d’istinto: “Sei tu la mia città” dei Negramaro. Perché quella canzone dice tutto: “Hai bisogno un po’ di me per sentirti meno sola.” È così che la vive, Roberta: come una relazione reciproca, dove anche i cittadini devono dare qualcosa alla città per mantenerla viva.

Il Simbolo Indipendente di Catania, lo conosce da tempo, e ne parla come si parla di un amico. “Rappresenta il riassunto perfetto delle risorse della città,” dice. Per lei è un modo per raccontare le tante anime di Catania, senza ridurla a una cartolina. È Etna, Lava e Mare, ma anche emozione, caos, energia, ironia. È l’immagine di una città che non smette mai di cambiare forma ma resta sempre se stessa.

Quella MALEDETTA CATANESE di ROBERTA ci tiene a concludere dicendo: Catania non si racconta: si vive, si attraversa e si ama. E chi la ama davvero, sa che lei non smette mai di restare accesa.


MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.

MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.

Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.

Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.

Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Chi sono? Chiunque tu vuoi che io sia. Citazioni a parte, mi chiamo Roberta e vivo a Catania dove studio e lavoro. Amo il cinema, la radio e tutto il mondo della comunicazione, tanto da averne fatto il mio ambito di studio e lavoro.

Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Certamente tra i miei ricordi più preziosi c’è la festa di Sant’Agata vissuta con la mia famiglia. I pranzi a casa dei nonni che riunivano tutti, le telefonate che ti informavano sull’esatta posizione della processione, le corse per arrivare a veder passare ” ‘A Santa” prima che fosse troppo tardi. Ma ci sono anche le gite sull’Etna, le passeggiate sul lungomare con le soste al porticciolo di Ognina, ecco… Tutto questo, e molto altro, per me è Catania.

Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Al momento non c’è nulla che mi manca di Catania per il semplice fatto che la vivo ogni giorno. Sicuramente un’abitudine alla quale difficilmente rinuncierei sono le lunghe passeggiate fatte dal Viale Mario Rapisardi fino al Duomo o al Porto Rossi, con sosta obbligatoria alla Villa Bellini. Ecco, i posti che sanno di casa.

Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Rispondo istintivamente: “Sei tu la mia città”, canzone dei Negramaro perché rispecchia i miei sentimenti e le mie emozioni nei confronti di questa città: “perchè tu sei la città sei tu la mia città che si colora quando è sera dentro i vicoli sei nera e ti ricordi solo allora della tua vera natura ed hai bisogno un po’ di me per sentirti meno sola per sentirti una città che resta sempre ancora accesa”

Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città?
Conosco già da un bel po’ di tempo il simbolo indipendente della città di Catania e penso che i suoi ruoli possano essere molteplici perché può servire a raccontare Catania e le sue tante anime. Per me rappresenta il riassunto perfetto delle risorse della città

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