Catania, la città che accoglie e respinge
Quel MALEDETTO CATANESE di Orazio — vive tra Noto e Tremestieri Etneo — due poli che si guardano come due specchi, Etna e barocco, lava e pietra chiara.

“Sono un figlio di due terre diverse,” dice, “quella Etnea e quella iblea.” Forse è per questo che la sua voce suona come un equilibrio instabile tra dolcezza e ironia. Ama far ridere, insegnare, condividere. Eppure dentro ogni sua parola c’è sempre un’eco di Catania, come una nota che continua a vibrare sotto la superficie.
Il suo legame con la città nasce da un profumo: quello della pizza che cuoceva nel forno di casa, a Noto, mentre gli alberi del giardino raccontavano storie di famiglia. È curioso — per qualcuno Catania inizia dal suo skyline, per lui da un odore. Ma è proprio questo il bello di appartenere a un luogo: a volte la città si manifesta nelle cose più piccole, invisibili, intime.
Oggi, Catania per Orazio ha il volto di sua madre. “Non ho più la sua presenza fisica,” dice, “ma se c’è qualcuno che mi fa pensare a casa, è lei.” È un’immagine semplice e potente: Catania come figura materna, calda e ruvida allo stesso tempo, che sa accogliere e rimproverare, che ti lascia andare solo per farti tornare più forte. E in fondo, la sua Liotrina — la Catania del cuore — è proprio questo: un legame che non si spezza, ma si trasforma.
Queste le foto che Orazio ha voluto allegare alla sua storia


Quando gli chiedono di descrivere la città, non cita libri né canzoni. Dice solo: “Catania è contraddizione.” Ti accoglie e ti respinge, ti fa innamorare e poi ti lascia assetato. Forse è questa la sua magia: non ti regala pace, ma movimento. È una città che ti tiene sveglio, ti provoca, ti mette alla prova. E chi la ama davvero non lo fa per comodità, ma per sfida.
Il Simbolo Indipendente di Catania, per Orazio, racchiude tutto questo in un tratto semplice. “Rappresenta identità,” dice. Una parola sola, ma piena di significato. Perché in quel segno — Etna, Lava, Mare — c’è la stessa tensione tra dolcezza e forza, tra radice e libertà. Un promemoria per chi resta e per chi parte: non si smette mai di essere catanesi.
Quel MALEDETTO CATANESE di ORAZIO ci tiene a concludere dicendo: Catania non è fatta per essere capita. È fatta per essere sentita — come una voce che ti chiama per nome, anche da lontano.
MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.
MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.
Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.
Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.
Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Mi chiamo Orazio Claudio Sciuto e vivo tra Noto e Tremestieri Etneo. Sono un figlio di due terre diverse, quella Etnea e quella iblea. Un siciliano che ama far ridere e trasmettere il proprio sapere, oltre che condividere il proprio essere.
Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
L’odore della pizza che cuoceva in forno nella mia casa di Noto, attorniata da alberi che parlavano ancora dei miei avi.
Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Mia madre, non ho più la sua presenza fisica ma se c’è qualcuno che mi fa pensare a casa, è lei. Senza dimenticare la mia Liotrina.
Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Catania è contraddizione, una città che ti accoglie e respinge, ti fa innamorare ma ti lascia assetato.
Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città? –
Rappresenta identità


