Ho lasciato Catania per trovare lavoro, ma ho perso il mio tempo.

Quel MALEDETTO CATANESE di EMILIANO vive in provincia di Milano, lavora in città, ha una bambina di quattro anni e una certezza che lo accompagna ovunque: “Amo la mia Catania, ma purtroppo ho costruito qualcosa nella vita solo andando via.”

È una frase che pesa e consola allo stesso tempo, perché racchiude un sentimento che tanti catanesi conoscono bene: l’amore ostinato per una città che ti forma, ti scalda, ma spesso ti costringe a partire per poterti esprimere davvero.

Il suo ricordo d’infanzia è fatto di dolcezza e profumi. “Non volevo mai andare a scuola,” racconta, “e mia mamma mi diceva: allora vai dai nonni.” In un attimo il mondo cambiava. La casa dei nonni era il suo universo: i profumi, i dolci, i dettagli di ogni mattina. “È la cosa che più mi manca,” confessa, “e che purtroppo non tornerà più.” Perché la Catania dell’infanzia non è solo un luogo, è una sensazione: l’odore del pane caldo, il vociare delle strade, la luce morbida del pomeriggio che filtra dalle persiane.

Da adulto, ciò che gli manca è la lentezza. “Mi manca la libertà di camminare senza guardare l’orologio,” dice. “Mi manca il sole, la granita anche a dicembre, il cibo e le uscite con gli amici.” È una nostalgia fisica, fatta di sapori e gesti, di un ritmo di vita che al Nord non trova spazio. Lì, dove tutto è pianificato e scandito, Catania resta un tempo sospeso, un respiro lungo, una libertà che non si misura in minuti ma in sensazioni.

Per raccontarla sceglie un linguaggio popolare, sincero. “Le canzoni di Brigantony e Giuseppe Castiglia,” dice, “raccolgono a pieno l’essenza pura e spensierata del catanese.” Non un’arte “alta”, ma vera, fatta di ironia e autoironia, di un’umanità che ride anche quando piange. E poi, ovviamente, Bellini — perché ogni catanese ha dentro di sé un pizzico di melodramma.

Il Simbolo Indipendente di Catania, lo conosce già bene. “È una sintesi perfetta,” dice. “Colori forti, decisi, un segno facile da ricordare e diffondere.” E poi aggiunge, con orgoglio: “Un plauso a Bob Liuzzo per la sua creazione.” In quelle linee — Etna, Lava, Mare — vede il carattere della sua città: diretto, appassionato, impossibile da confondere.

Quel MALEDETTO CATANESE di EMILIANO ci tiene a concludere dicendo “Puoi costruire una vita lontano da Catania, ma il cuore — quello — resta sempre lì”


MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.

MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.

Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.

Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.

Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Mi chiamo Emiliano. Vivo in provincia di Milano e lavoro a Milano. Sono un impiegato e padre di una meravigliosa bambina di 4 anni. Amo la mia Catania ma purtroppo ho costruito qualcosa nella mia vita solo andando via!

Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Ricordo tutte le mattine in cui non volevo andare a scuola e mia mamma mi diceva: “allora vai dai nonni!” Ed io ero il bambino più felice del mondo! La casa dei nonni, i profumi, ogni piccolo dolce dettaglio…alla fine è la cosa che mi manca e che purtroppo non tornerà di Catania

Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Il cibo, il clima, la spensieratezza…mi manca di Catania la libertà di camminare a passo lento senza guardare un orologio. Mi manca il sole e la granita pure a dicembre! Mi mancano gli amici e le uscite.

Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Per quanto goliardici e forse grotteschi credo che le canzoni di Brigantony e Giuseppe Castiglia raccolgano a pieno l’essenza pura e spensierata del catanese. Se penso a Catania mi viene in mente ovviamente anche il grande Vincenzo Bellini.

Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città?
Lo conosco. Una sintesi perfetta. Colori forti e decisi, simbolo facile da ricordare e diffondere. Un plauso a Bob Liuzzo per la sua creazione.

Supporta il simbolo di Catania