Gattara, poledancer e catanese: la mia città è un circo di lava e mare

Questa MALEDETTA CATANESE la chiamano il Gambero Rosa. Nata e cresciuta sul mare di Catania, vive tra la salsedine e le storie che ogni giorno inventa per i turisti: “Mi diverto a raccontare ogni volta un motivo diverso sul perché l’elefante è il simbolo della mia città,” dice ridendo.

È una catanese autentica, una gattara di nascita e una poledancer per vocazione — ma soprattutto, una donna che ha scelto di restare. “Mi piace pensare che non potrei vivere da nessun’altra parte.

Il suo primo ricordo della città è una visione notturna: una macchina in corsa, la finestra abbassata e, nel buio, un “palloncino rosso fuoco” sospeso all’orizzonte. “Era l’Etna in piena eruzione,” racconta. “I miei genitori ridevano, ma io ero incantata.” Da allora, ogni volta che guarda verso il vulcano, rivede quel piccolo punto di luce. Perché Catania, per lei, resta questo: un misto di paura e bellezza, di meraviglia e minaccia, di vita che ribolle sotto la superficie.

Queste le foto che GAMBERO ROSA ha voluto allegare alla sua storia

Camminare è il suo modo di abitarla. “La mia città la capisci solo a piedi,” dice. La percorre ogni giorno come fosse un rituale: le strade che salgono, i vicoli che profumano di pesce e basilico, la pietra lavica che luccica sotto il sole. Ama entrare in Cattedrale la domenica, fermarsi davanti alle mani imbalsamate del Cardinale Dusmet e poi tornare a casa per la pasta alla Norma rigorosamente scomposta, “come diceva Martoglio, con le melanzane a parte.” È un gesto semplice, ma in quel gesto c’è tutto: l’ironia, la cura, la precisione catanese.

Quando le chiedono quale opera rappresenti la città, non cita nessun film o canzone. “Nessuna opera può raccontarla meglio di una passeggiata al lungomare,” spiega. “La sabbia vulcanica sotto le scarpe, la salsedine che solletica il viso.È la sua poesia quotidiana, quella che non ha bisogno di note o parole.

Del Simbolo Indipendente di Catania parla come di un vecchio amico. “Lo conosco da quando è nato,” dice, “mi piace che sia libero, riproducibile e pratico, proprio come noi catanesi.” Lo vede come una firma collettiva, un gesto di riconoscimento che non chiede permessi: un modo semplice per dire “ci sono anch’io”.

Quella MALEDETTA CATANESE di GAMBERO ROSA ci tiene a specficare che Catania non è fatta per essere capita. Va camminata, respirata e raccontata — ogni giorno, come se fosse la prima volta.


MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.

MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.

Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.

Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.

Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Sono nata e cresciuta a Catania, sul mare; mi piace pensare che non potrei vivere da nessun’altra parte. Vivo di sport e e di passeggiate nella mia città velata e che puoi apprezzare davvero solo esplorandola a piedi. Lavoro coi turisti a cui mi diverto a raccontare sempre una storia diversa sul perché l’elefante è il simbolo della mia città. Gattara di nascita poledancer per vocazione sono il Gambero rosa

Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Ricordo da piccola, una notte in macchina sull’autostrada. Dal finestrino scorgevo uno strano palloncino rosso fuoco lontano nel buio e non riuscivo a capire proprio cosa fosse. I miei genitori ridevano spiegandomi che era l’Etna in piena eruzione. Questo è il ricordo della prima eruzione dell’Etna a cui ho assistito e da allora penso sempre a quel palloncino rosso fuoco nel buio.

Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Adoro andare in cattedrale a guardare le manine imbalsamate del Cardinale, Dusmet. E Catania per me è la domenica la pasta alla norma rigorosamente scomposta come diceva Martoglio con le melanzane a parte.

Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Ci sono tante opere letterarie che raccontano la mia città ma nessuna canzone o film o libro possono raccontare meglio la mia città come una passeggiata al lungomare con la sensazione di sabbia vulcanica sotto la suola delle scarpe e la salsedine che solletica il viso

Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città?
Lo conosco da quando è nato. Mi iace soprattutto che sia libero e facilmente riproducibile e sento che rappresenti anche la praticità tipica dei catanesi

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