Catania è più di un posto, è un modo di stare al mondo.

Quel MALEDETTO CATANESE di Mariano vive a Milano da nove anni e fa il regista televisivo. Gira, monta, dirige. Ma ogni volta che chiude gli occhi, un fotogramma torna sempre uguale: la curva nord, la folla che cresce, suo padre accanto e una pizza mangiata in piedi.

Parcheggiavamo sempre nella stessa via,” racconta, “e ogni domenica sembrava la prima.” Quel rituale era Catania: la città che vibra, che si riconosce negli sguardi di chi la abita. Lo stadio come un teatro all’aperto dove tutti, anche senza conoscersi, fanno parte della stessa storia.

Oggi Mariano vive lontano, ma la sua nostalgia ha un ritmo dolce, mai malinconico. Gli manca la lentezza che solo Catania riesce a concedere. “Le colazioni al bar con gli amici,” dice, “quelle che cominciavano con una granita e finivano con la pasta al forno.” Bastava sedersi in due, e in un’ora il tavolo diventava una festa: amici, amici di amici, e sempre qualcuno che non conoscevi ma che ti sembrava di conoscere da sempre. È questo che a Milano non si trova nei caffè eleganti — la spontaneità di un incontro che diventa famiglia.

Quando parla di Catania, la descrive con rispetto e ironia, come si fa con una persona amata. “Odio essere autocelebrativo,” scherza, “ma se devo pensare a un’opera che racconti la città, dico zero9cinque.” E in quella scelta c’è tutto: il bisogno di appartenenza, la musica che nasce da un accento, da una vibrazione che non se ne va anche se cambi città, orizzonte, vita.

Per Mariano, il Simbolo Indipendente di Catania, è un promemoria visivo di questo legame. “Lo conosco da un paio d’anni,” dice, “ed è un simbolo di unione. Rappresenta gli elementi che ci accomunano, anche se siamo diversi.Etna, Lava, Mare — tre linee che tengono insieme chi resta e chi parte. “Mi piacerebbe fosse riconosciuto a livello nazionale,” aggiunge, “così da poter dire: io, anche da lontano, resto parte di Catania.

Queste le foto che MARIANO ha voluto allegare alla sua storia

E forse è proprio questo il messaggio più bello: si può cambiare città, lavoro, lingua, ma non si cambia l’origine. Quella resta scritta dentro, come una traccia indelebile che torna ogni volta che senti odore di pizza calda o una risata con cadenza catanese.

Quel MALEDETTO CATANESE di MARIANO ci tiene a concludere dicendo: Chi lascia Catania non la perde: la porta. Come un suono che non smette di vibrare, anche quando il volume si abbassa.


MALEDETTI CATANESI è una rubrica che nasce per raccogliere tutte le voci: frammenti personali che diventeranno articoli sul blog di wecatania.it, pezzi di una città che vive nei ricordi, nei gesti e nelle visioni di chi la abita o la porta dentro da molto distante.

MALEDETTI CATANESI utilizza la forma dell’auto-intervista. Compilando questo form troverai sette domande semplici, pensate per farti raccontare chi sei: i tuoi ricordi, le tue abitudini, le immagini che per te sono Catania.

Non è un questionario freddo, ma un modo per metterti al centro, che lascia spazio alla tua voce e alla tua storia da MALEDETTO CATANESE. Un luogo dove lasciare traccia di chi siamo e aprire un dialogo su chi vogliamo diventare.

Alla fine ti chiederemo anche cosa pensi del Simbolo Indipendente di Catania: se lo conosci già o se lo scopri adesso, raccontaci quale ruolo immagini possa avere per la città.

Chi sei? Sembra semplice ma non lo è mai quando dobbiamo raccontarlo.
Sono Mariano, vivo a milano da 9 anni e faccio il regista televisivo. Sempre in cerca di nuovi stimoli e avventure ma nostalgico della mia terra.

Racconta un ricordo d’infanzia che parla del tuo legame con Catania.
Il primo che mi viene in mente sono le domeniche allo stadio, con mio padre parcheggiavamo sempre nella stessa via e mangiavamo tranci di pizza dietro la curva nord. Quell’atmosfera unica, più si avvicinava l’ora della partita più affluiva gente, sempre le stesse facce, come se ci conoscessimo tutti da una vita, mi sentivo a casa.

Da adulto/a, cos’è di Catania che più ti manca o che non smetteresti mai di vivere?
Le colazioni al bar con gli amici, sai quando ti siedi ma non sai quando ti alzi, e spesso si trasformavano in pranzi, rigorosamente con granita e brioche. Da 2/3 persone più passava il tempo e più persone si aggiungevano al tavolo.

Se dovessi scegliere un’opera che racconta Catania (una canzone, un libro, un film, un quadro…), quale sceglieresti e perché?
Odio essere autocelebrativo ma la prima canzone che mi viene in mente se penso a Catania è zero9cinque.

Conoscevi già il Simbolo Indipendente di Catania o lo stai scoprendo ora? Quale pensi possa essere il suo ruolo per la nostra città?
Lo conosco da ormai un paio d’anni, sicuramente è un simbolo di unione. Rappresenta gli elementi che più ci accomunano, nonostante siamo tutti diversi. Ci rende parte di qualcosa e ci ricorda come tutti noi insieme siamo questa città. Per me che sono lontano mi piacerebbe fosse un simbolo riconosciuto a livello nazionale che mi possa far dire a tutti che anche io, nonostante non ci viva più, resto parte di Catania.

Supporta il simbolo di Catania